Diciamocelo: uno dei piaceri più grandi del viaggiare in Italia è mangiare in piedi, per strada, con le mani. Niente tovaglie, niente posate, niente menu da sfogliare. Solo tu, il cibo, e magari una bella piazza davanti agli occhi. Lo street food italiano è una roba seria. Ogni regione ha la sua specialità, ogni città il suo angolo preferito, ogni famiglia il suo piatto del cuore.

Ma quanto è grande, davvero, questo mondo del cibo di strada? Più di quanto si pensi. Secondo i dati elaborati da IBISWorld, il settore italiano dello street food ha raggiunto un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro nel 2024, con oltre 28.000 imprese attive sul territorio — e tra il 2019 e il 2024 è cresciuto del 3,3% ogni anno. Non male per qualcosa che mangiamo in piedi, vero?

E non è solo una questione di numeri. È un cambiamento culturale. Quasi il 46% dei giovani italiani oggi preferisce il cibo di strada rispetto al ristorante tradizionale. Lo street food non è più “roba da sagra” — è diventato un modo di mangiare smart, veloce, autentico. E in molti casi anche gourmet, perché sì, pure i grandi chef hanno scoperto il fascino del cibo di strada.

Le radici di questa tradizione sono antichissime. Già nell’antica Roma esistevano i “thermopolia”, i locali dove si serviva cibo cotto e pronto da mangiare per strada. Poi nel Medioevo, nelle città affollate e povere, i venditori ambulanti sfamavano le masse con cibi semplici ed economici. Da lì a oggi il passo è stato lungo — ma il principio è rimasto lo stesso: cibo buono, accessibile, da mangiare senza cerimonie.

Oggi lo street food italiano è riconosciuto anche a livello mondiale. TasteAtlas, l’atlante mondiale del gusto, ha inserito tre piatti italiani nella sua classifica dei migliori 100 street food del mondo: il panzerotto, la piadina e la pizza al taglio. Mica male.

I 3 street food più amati dagli italiani (lo dicono i dati)

Prima di arrivare alla nostra classifica personalissima, vi diciamo cosa dicono i numeri. Secondo una ricerca Doxa per Deliveroo su un campione di italiani dai 18 ai 70 anni, la pizza guida con il 42% delle preferenze, seguita dalla piadina romagnola al 41% e dall’arancino siciliano al 33%. Praticamente un podio tutto italiano, tutto tradizionale, tutto meritato.

Non sorprende, no? Pizza, piadina e arancino raccontano l’Italia in tre morsi diversi — il Sud vulcanico di Napoli, la pianura laboriosa della Romagna, l’isola solare della Sicilia. Tre regioni, tre storie, un solo filo conduttore: il cibo di strada come identità.

Detto questo, noi abbiamo la nostra classifica. Personale, soggettiva, e — avvisiamo subito — con una piccola sorpresa al terzo posto che potrebbe fare storcere il naso ai puristi. Ma ci siamo noi a difenderla. 😄

Pronti? Si parte dal fondo.


10° posto: la porchetta

Chiude la classifica, ma non per questo è meno amato. Il panino con la porchetta è quello che ti ferma ai bordi delle strade di mezza Italia, di solito davanti a un furgoncino bianco che profuma di rosmarino e pepe da 50 metri di distanza. Resistere è praticamente impossibile.

La porchetta è un maialino disossato, aromatizzato con erbe e spezie — rosmarino, aglio, finocchio selvatico, pepe nero — e cotto lentamente fino a quando la cotenna diventa quella crosta croccante per cui vale il viaggio. La versione più famosa? Quella di Ariccia, nei Castelli Romani, dove ogni settembre si celebra persino una sagra dedicata. Ma anche la porchetta umbra e quella aretina hanno i loro fan (noi comprese).

Il panino con la porchetta è street food nel senso più nobile del termine: nato come cibo povero, diventato simbolo di convivialità. Decimo posto, ma con tutto il rispetto che merita.


9° posto: il panzerotto

Dal Sud con furore. Il panzerotto è uno dei grandi protagonisti dello street food pugliese — e chi lo conosce sa già di cosa stiamo parlando. Si tratta di un calzone fritto, ripieno di pomodoro e mozzarella, che viene tuffato nell’olio bollente fino a diventare gonfio, dorato e irresistibile. Fuori croccante, dentro filante: una combinazione che non sbaglia mai.

Nato a Bari, il panzerotto è diventato famoso in tutta Italia — e nel mondo, grazie alle comunità pugliesi emigrate all’estero. A Milano esiste persino una catena dedicata, Luini, con la fila fuori dalla porta praticamente ogni giorno. Ma il panzerotto vero, quello che ti cambia la vita, va mangiato in Puglia, caldo e appena fritto, in piedi sul marciapiede.


8° posto: il supplì

Roma chiama, e noi rispondiamo. Il supplì è uno dei simboli assoluti dello street food romano — e se non lo avete mai assaggiato, avete un bel viaggio da programmare. Si tratta di una polpetta di riso al ragù, impanata e fritta, con un cuore di mozzarella filante che si rivela solo al primo morso. I romani lo chiamano anche “supplì al telefono”: quando lo spezzate a metà, il filo di mozzarella che si allunga ricorda (con un po’ di fantasia) il cavo di un vecchio telefono. 😄

Si mangia nelle rosticcerie, nelle pizzerie al taglio, nei mercati rionali. Caldo, unto al punto giusto, perfetto come spuntino veloce tra una visita e l’altra. A Roma, ordinare una pizza al taglio senza supplì è quasi un reato.


7° posto: pane e panelle

Benvenuti a Palermo. Il pane e panelle è uno di quei cibi che non ti aspetti e che ti conquistano per sempre. Le panelle sono frittelle di farina di ceci, sottili, croccanti, fritte nell’olio e infilate dentro un morbido panino di sesamo — il classico “pane ca meusa” o semplicemente un panino rotondo. Semplici, economiche, buonissime.

Palermo è una delle capitali mondiali dello street food — il mercato della Vucciria, il Capo, Ballarò — e il pane e panelle è forse il suo piatto simbolo più autentico. Nasce come cibo della tradizione povera siciliana, quando la farina di ceci era un ingrediente accessibile a tutti, e oggi è diventato uno street food gourmet apprezzato ovunque. Se siete a Palermo e non lo mangiate, avete sbagliato qualcosa.


6° posto: la piadina romagnola

La nostra ex numero uno scende al sesto posto nella nuova classifica — ma non per questo è meno amata. Anzi. La piadina romagnola resta, per noi, uno dei comfort food da viaggio più soddisfacenti che esistano.

Una sfoglia di acqua, farina e strutto — oppure olio, nella versione più moderna — cotta su una piastra rovente fino a diventare morbida e leggermente bruciacchiata nei punti giusti. Farcita come si vuole: il classico con squacquerone e rucola, quello con prosciutto crudo e stracchino, quello con la salsiccia per i giorni in cui non si conta niente. La piadina è lo street food della Romagna per eccellenza — ma ormai diffusa in tutta Italia. Mangiarla in un chiosco storico lungo la statale romagnola, però, è un’altra cosa. È un rito.


5° posto: il cuoppo di pesce

Eccone uno che sa di mare, di estate e di Sud Italia. Il cuoppo di pesce è uno dei must dello street food campano — e napoletano in particolare. Si tratta di un cartoccio (il “cuoppo”, appunto, dal cono di carta che lo contiene) ripieno di pescato fritto: calamari, gamberi, alici, paranza mista, tutto croccante e profumato. Semplice, immediato, con il limone sopra se siete di quel tipo.

A Napoli lo si trova ovunque, dai friggitori storici del centro storico ai mercati rionali. Ma il cuoppo perfetto va mangiato sul lungomare, con il vento in faccia e il Vesuvio sullo sfondo. Scenografico quanto basta, buono da togliere il fiato. Quinta posizione meritatissima.


4° posto: la schiacciata toscana

La schiacciata toscana è uno di quei cibi che sembrano banali finché non li assaggi davvero — e poi capisci tutto. È un pane piatto cotto in forno, croccante fuori e morbidissimo dentro, con quel filo d’olio extravergine di oliva sopra che la rende dorata e profumata in modo quasi fastidioso.

La si trova ovunque in Toscana: nei forni, nelle gastronomie, nei bar, tagliata a quadrotti e pronta da mangiare al volo. Bianca con sale grosso e rosmarino, oppure farcita con salumi e formaggi locali. Esiste anche nella versione dolce, la schiacciata all’uva, tipica del periodo della vendemmia: uva nera, zucchero, olio, e una semplicità disarmante che ti conquista al primo morso.

Noi la consideriamo uno dei comfort food da viaggio per eccellenza. Se siamo in Toscana, non passa giorno senza schiacciata. È quasi una regola.


3° posto: l’hamburger

Sì, avete letto bene. Al terzo posto della nostra personalissima classifica c’è l’hamburger. Già sentiamo i puristi fremere.

Sappiamo, sappiamo. Non è italiano. Non ha storia millenaria, non viene da nessuna nonna romagnola, non ha l’IGP. Ma noi lo amiamo, e questo è un blog onesto. (E poi, diciamo la verità: anche voi, se siete sinceri, di tanto in tanto cedete a un bel panino con il burger fumante. Che resti tra noi.) 😄

Lo amiamo soprattutto in versione street food da festival, sagra o mercatino: quello con la cipolla caramellata, il formaggio filante, la salsa fatta bene. Quella roba lì che non si nega a nessuno.


2° posto: panino con polpette

Un classico che non stanca mai. Il panino con le polpette è street food popolare, genuino, presente in mille varianti da Nord a Sud — e noi lo amiamo proprio per questo. Polpette al sugo, infilate in un panino morbido, con magari un po’ di parmigiano grattugiato sopra: una cosa semplice che però, fatta bene, ti mette il sorriso in faccia.

A Milano sono diffusi i panini con i mondeghili, le polpette milanesi senza sugo, ma con un profumo inconfondibile. Se non le avete mai provate, rimediate. Non ve ne pentirete.

Non ha una regione di provenienza precisa — appartiene a tutta Italia, alle sagre di paese, ai mercatini, alle rosticcerie di quartiere. E forse è proprio questa la sua forza: è il cibo che sa di casa, di domenica, di tradizione. Quarto posto perché quando lo vediamo su un menu da strada, lo ordiniamo sempre. Sempre.


👑 1° posto: la pizza in tutte le sue forme

La regina indiscussa. Il numero uno assoluto. La pizza — in tutte le sue forme, versioni, declinazioni — è per noi lo street food italiano per eccellenza. E ci mancherebbe altro.

Stiamo parlando di pizza da passeggio, quella vera. La pizza a portafoglio napoletana, ripiegata su se stessa e mangiata in piedi per i vicoli di Napoli, con il cornicione che sgocciola. La pizza fritta, ripiena di ricotta e pomodoro, fritta in abbondante olio bollente fino a diventare gonfia e dorata — una cosa meravigliosa e pericolosissima per la dieta. La pizza al taglio romana, croccante sotto, condita in mille modi, venduta al peso. La focaccia genovese, la pizza di Bari, la sfincione palermitano. Ogni città ha la sua versione, ogni versione racconta un territorio.

La pizza non è solo cibo: è identità, è cultura, è patrimonio UNESCO. Ed è la cosa che ordiniamo più spesso quando siamo in viaggio per l’Italia. Prima classificata, senza discussioni e senza rimpianti.


Lo street food italiano: un patrimonio da vivere in viaggio

Se c’è una cosa che questa top 10 ci insegna, è che il cibo di strada in Italia non è mai solo cibo. È geografia, è storia, è identità regionale. Regione che vai, street food che trovi — e ogni piatto racconta qualcosa del territorio da cui viene.

Il nostro consiglio? Quando visitate una città italiana, lasciate il ristorante per la sera e fate del cibo di strada il vostro pranzo. Fermatevi al primo furgoncino profumato, al chiosco con la fila, alla rosticceria con il banco pieno. Lì c’è l’Italia vera. E magari, tra un morso e l’altro, scoprite il vostro nuovo street food preferito.

E voi? Siete d’accordo con la nostra classifica? Qual è il vostro street food italiano del cuore? Scrivetecelo nei commenti — siamo curiosissime! 🍕👇