Last Updated on 17 Ottobre 2026 by Food&Viaggi
Siamo tornate da pochi giorni dal nostro viaggio in Islanda e non vediamo l’ora di raccontarvelo! In questo articolo ripercorreremo la nostra esperienza attraverso un diario di viaggio, condividendo le tappe, le emozioni e le meraviglie che abbiamo incontrato lungo il cammino. Ma non solo: troverete anche tanti consigli e indicazioni pratiche che potrebbero esservi utili se state pensando di organizzare un viaggio on the road in Islanda, in totale autonomia.
Il nostro viaggio è durato 11 giorni, 10 pieni. Siamo partite il 1° di ottobre e siamo rientrate l’11. Essendo autunno abbiamo preferito fare solo la costa sud dell’isola, fino ai fiordi dell’est, evitando le strade degli altopiani e del nord dove il ghiaccio avrebbe potuto in qualche modo darci qualche problema.
Poi vi diremo se la scelta è stata azzeccata o meno, ma per prima cosa diciamocelo: questo viaggio è stato diverso da qualsiasi altro viaggio fatto in passato. I panorami che abbiamo visto qui non ci sono da nessun’altra parte e non sono nemmeno facili da raccontare.

A caldo possiamo dirvi che ci è piaciuto ogni singolo angolo, ogni profumo (anche quelli poco piacevoli) e ogni colore. Pensavamo di vedere paesaggi dai toni freddi, con qualche accenno di verde e bianco, e invece… è stato tutto bellissimo e inaspettato.
Il foliage c’è anche in Islanda e i suoi rossi, arancio e gialli sono uno spettacolo continuo a contrasto con i neri della lava, il verde del muschio e il blu del mare. Non sappiamo dirvi le volte che abbiamo detto WOW davanti alla natura, ma cercheremo di raccontarvi brevemente, per ogni giorno, com’è andata.

Mettetevi comodi, preparatevi una tazza di tè caldo, e lasciate che vi portiamo con noi.
L’arrivo a Reykjavík e il profumo dell’avventura
Siamo atterrate a Reykjavík e abbiamo deciso di dedicarle tutto il nostro tempo per ambientarci. Abbiamo ritirato l’auto noleggiata con BLUE CAR RENTAL e ci siamo dirette in centro città. Siamo passate dai 28 gradi di Milano ai 6 gradi di Reykjavik – aria frizzante, limpida, e ci ha subito fatto sentire vive. Abbiamo pranzato da SEABARON, assaggiando la mitica zuppa di aragosta e spiedini di redfish e di salmone. Poi abbiamo passato il pomeriggio per le vie del centro, abbiamo fatto merenda in un locale stupendo con bagno a tema guerre stellari e abbiamo raggiunto a piedi Hallgrímskirkja, la chiesa iconica della capitale.
Per la prima notte abbiamo scelto NN Urban Guesthouse, un posto delizioso con una cucina condivisa che ci ha fatto sentire un po’ come a casa. Sapendo di dover iniziare il nostro on the road con soste in zone poco popolate, prima di cena abbiamo fatto la spesa da Bonùs – il supermercato più economico. Riempire il bagagliaio di provviste è il rito di iniziazione di ogni vero viaggiatore on the road. Eravamo pronte.
Il cibo acquistato si è aggiunto a quello che abbiamo portato dall’Italia, cose di prima necessità che anche se presenti nel paese, abbiamo preferito portare per cercare di risparmiare un po’. Considerate che un pacco di pasta costa in media 3,70 euro in Islanda. Qui trovate la lista di cibo indispensabile per noi che abbiamo portato da casa – giusto per farvi un’idea.
Il Golden Circle: il primo, vero batticuore

Il 2 ottobre, di primissimo mattino, siamo partite cariche di entusiasmo alla volta del Golden Circle. Se vi state chiedendo cos’è, immaginate un percorso ad anello, non lontano dalla capitale, che racchiude in sé l’essenza stessa della natura islandese: terra, acqua, fuoco e ghiaccio. Dopo nemmeno 3 km eravamo già a fotografare la nostra strada. Guidavamo con paesaggi incredibili e la prima foto è stata scattata a una Chiesa dall’architettura particolare su una montagna, con la nebbia che stava calando.
La prima tappa di giornata è il Parco Nazionale di Þingvellir. Camminare lì in mezzo, esattamente nella spaccatura dove la placca tettonica nordamericana si separa da quella euroasiatica, ti fa sentire piccola come una formichina. Abbiamo camminato per un paio d’ore tra la natura e qui abbiamo visto la nostra prima cascata: Oxaràrfoss, una cascata mozzafiato immersa in un luogo bellissimo e super scenografico. La visita dura almeno 30-40 minuti. Da lì abbiamo proseguito per Þingvallakirkja, la Chiesa dal tetto grigio con le persiane verdi costruita nel 1859. Ci siamo fermate per il pranzo in un parcheggio con una vista mozzafiato. I nostri panini al salmone in quel luogo li ricorderemo per sempre. Il tempo di un caffè fumante dal thermos e ci dirigiamo all’area geotermale di Geysir.

L’attesa attorno allo Strokkur è elettrizzante: l’acqua ribolle, si gonfia come un respiro, e poi esplode verso il cielo in una colonna di vapore bollente. A ogni eruzione gli spettatori esultavano come per un gol della nazionale.
Ma la giornata non è finita. Abbiamo ancora due tappe nelle vicinaze: ci dirigiamo verso la cascata di Gullfoss, un muro d’acqua ruggente che ti bagna il viso anche a distanza. La portata media è di circa 109 m³/s, e la cascata, alta in totale 32 metri, è alimentata dalle acque di scioglimento del ghiacciaio Langjökull. Lì ci siamo prese qualche minuto per respirare a pieni polmoni e guardare in silenzio la natura che si faceva strada sotto di noi.
Il meteo cambia continuamente e dopo una giornata quasi serena, arriva un’acquazzone che genera arcobaleni fantastici in diversi angoli della cascata. Concludiamo la giornata sotto la pioggia con la vista del cratere Kerið. Il contrasto tra la terra rosso ruggine e il lago turchese sul fondo, illuminati dalla luce calda del tardo pomeriggio e dalla pioggia, ha generato una visione che pareva un dipinto. Abbiamo fatto in tempo a girare un video di circa 20 secondi e a scattare qualche foto, ma abbiamo dovuto desistere dallo scendere a bordo lago.

Ha iniziato a piovere copiosamente e abbiamo rinunciato, il terreno troppo scivoloso e la stanchezza della giornata iniziava a farsi sentire, così abbiamo deciso di partire alla volta del nostro hotel per la prima notte a Hella. Più che un hotel, un motel con parcheggio auto di fronte alla stanza. – essenziale e pulito, vicinissimo a distributori di benzina e alla route 1. Il motel ha comunque un ristorante, ma abbiamo preferito il pic nic in camera. Da questa sera inizia ufficialmente la nostra caccia all’aurora boreale. Il cielo coperto non ha regalato emozioni, ma siamo troppo stanche.
Verso Sud: l’oceano nero e l’acqua che cade

Guidare in Islanda è di per sé un viaggio. Vi spiegheremo meglio in un articolo a parte le varie regole, i parcheggi e tutto quello che dovete sapere prima di intraprendere il vostro viaggio in Islanda. Ma andiamo avanti con il nostro racconto. Il terzo giorno ci siamo spinte sulla Costa del Sud, incontrando cascate che sembrano uscite da una fiaba. A Seljalandsfoss volevamo andare dietro la cascata. Ma siamo state sorprese da una pioggia costante e abbondante che non ci ha fatto vedere granchè. Per questo con grande rammarico, abbiamo saltato anche la cascata di Skògafoss – che però recupereremo a fine viaggio.
Il paesaggio si è poi fatto più aspro e selvaggio. Sferzate dal vento, siamo salite sul promontorio di Dyrhólaey, con visibilità molto limitata e molto poco panorama. Abbaimo comunque deciso di berci qui la nostra tisana calda per cercare di scaldarci un po’. Pioggia e vento in Islanda non sono come in Italia. Abbiamo proseguito verso la famosa spiaggia nera di Reynisfjara. Camminare su quella sabbia scura, circondate da colonne di basalto perfette mentre l’oceano ruggiva con onde enormi, è stata un’esperienza ipnotica e potentissima. Nonostante la pioggia, un’esperienza indimenticabile e che rifaremo durante il viaggio di ritorno. La giornata si è chiusa in dolcezza, passeggiando sempre sotto la pioggia, sui bordi del canyon di Fjaðrárgljúfur, soffice di muschio. Tra una tappa e l’altra abbiamo provato il riscaldamento dei sedili dell’auto e dobbiamo dire che è stata un’esperienza molto utile, soprattutto in giornate come questa.
La giornata si è conclusa con una doccia calda in una casetta della Landbrote Guesthouse a Kirkjubæjarklaustur. Una cabin (come le chiamano qui) con il tetto erboso, due letti con finestra panoramica e una cucina moderna e supeattrezzata. Stasera si cucina – anche per il giorno successivo.
Il regno del ghiaccio e il silenzio dei fiordi

Il quarto giorno è stato quello forse più emozionante. Dopo aver attraversato l‘infinito campo di lava di Eldhraun, un mare di rocce coperte da un muschio verde e spugnoso, ci siamo trovate di fronte ai ghiacciai.
A Jökulsárlón siamo salite su una barca anfibia (piccola imbarcazione con ruote) e abbiamo navigato tra iceberg dalle mille sfumature di azzurro. A pochi passi da lì, sulla Diamond Beach, abbiamo potuto vedere enormi pezzi di ghiaccio lucenti che riposavano sulla sabbia nera, brillando come veri diamanti sotto il sole.
Pranzo sempre al sacco, con viste e panorami mozzafiato. Sfruttiamo il meteo favorevole e facciamo tappa nel pomeriggio a Stokksnes con il Monte Vestrahorn e il Viking Village. Uno dei posti più fotografati e instagrammati, Stokksnes è una spiaggia famosa, la gente si ferma per fare fotografie e selfie sfruttando il riflesso delle acque sulla sabbia nera. L’effetto è quello di “camminare sull’acqua”. Per la notte abbiamo prenotato un piccolo chalet senza cucina, in un hotel di Hofn.
L’aurora boreale, i fiordi e le piccole soste in villaggi di pescatori

I giorni successivi, spingendoci verso i Fiordi dell’Est, sono stati un inno alla lentezza. Abbiamo guidato lungo strade costiere a strapiombo sul mare e ci siamo infilate in deviazioni sorprendenti, come quella che ci ha portate al Canyon Moira, un angolo segreto di pace assoluta. Si raggiunge facilmente imboccando la strada 925 in direzione di Egilsstaðir e si arriva ad un piccolo spazio che una volta era un parcheggio. Il passaggio pedonale è chiuso. Non ci sono cartelli e non si sa se sia una cosa temporanea o meno, in ogni caso noi ci siamo avventurate e siamo riuscite ad arrivare al ponte. Il colpo d’occhio delle colonne di basalto nere con i colori accesi e caldi dell’autunno è stato un vero spettacolo. Eravamo sole. Non c’era nessuno. Un posto veramente magico.
La notte la passiamo in una bella guesthouse con cucina privata di Eiðar. Si cena con la nostra pasta al pomodoro e finalmente alle 4 della mattina – vediamo la nostra prima aurora boreale. Debole, ma bellissima, colori che passano dal turchese al verde. Uno spettacolo mai visto e che cercheremo di rivedere ogni sera.
Il ritorno: l’aurora, il ghiaccio e ancora paesaggi da cartolina

Iniziamo la via del ritorno guidando tra i fiordi in zone poco battute e in alcuni casi con nevischio e ghiaccio sul manto stradale. L’auto noleggiata è equipaggiata con pneumatici chiodati, dunque nessun problema. Dopo aver ammirato la cascata di Fardagafoss e Gufufoss – arriviamo a Seyðisfjörður il villaggio di pescatori più colorato, con la sua chiesina e le strisce pedonali con la bandiera arcobaleno. Ci fermiamo decine di volte per ammirare il paesaggio e fotografare le scogliere. Il meteo è sempre variabile, ma comunque gentile.
Siamo ufficialmente sulla via del ritorno. La notte la passiamo a Breiðdalsvík in un datato, ma grazioso chalet in legno completamente attrezzato. Ceniamo con una vista su un lago e quella sera – andiamo a caccia delle luci del nord. La pazienza viene ripagata ed ecco la seconda aurora boreale del viaggio. Fotografiamo un cielo pieno di stelle e riusciamo ad immortalare l’aurora con una stella cadente. Non c’è altro. Tutto stupendo. Si riparte la mattina consapevoli che sarà un viaggio lento e tranquillo fino a Hofn, una delle cittadine più grandi della costa est. Qui pernottiamo in una guesthouse con cucina condivisa dove abbiamo i secondi contati per preparare la cena. Nelle cucine condivise è così – può capitare che non c’è nessuno – oppure c’è la fila che vuole cucinare insieme a te in uno spazio ristretto. Ecco è stato il nostro caso. Ma ve lo racconteremo nella nostra prossima RETROSCEMA. Non sei iscritto fallo qui, è gratis e non inviamo mille email!

La via del ritorno verso ovest, tra il settimo e l’ottavo giorno, è stata un lento e meraviglioso viaggio. Abbiamo incontrato installazioni bizzarre nel nulla, come la gigantesca “Sedia Rossa”, e ad un certo punto il navigatore ci ha portato (dopo 5 km di sterrato) ad una fattoria di Lónsvík, dove secondo Google Maps dovevano esserci colonie di foche. Abbiamo parcheggiato sotto l’occhio incuiriosito di una signora islandese che senza fare domande e con un sorriso inaspettato, ci ha salutato dalla finestra. Insomma niente foche. Ma comunque un panorama verso il mare veramente notevole.
Non abbiamo visto nemmeno una foca, la natura è imprevedibile, ma l’Islanda sa sempre come farsi perdonare: poco più in là, nei pressi di Höfn, ci siamo consolate ammirando l’eleganza di meravigliosi cigni selvatici. E le renne? Speravamo tanto di incrociarle lungo le spiagge vulcaniche isolate, ma ci siamo dovute accontentare di fotografare le loro enormi impronte lasciate sul terreno sabbioso.
Ultima tappa al Parco Nazionale del Vatnajökull. Una passeggiata da 8 km (4 km a tratta) per arrivare alle lingue glaciali di Skaftafellsjökull e Svínafellsjökull – con meteo variabile e un vento fastidioso, arriviamo al cospetto di un gigante un po’ malconcio dal cambiamento climatico. Solo qui ti rendi davvero conto di cosa stiamo combinando. Abbiamo accarezzato con lo sguardo la chiesetta dal tetto in torba di Hofskirkja e ci siamo sentite minuscole sotto le pareti verticali del Lómagnúpur.
Pernottiamo di nuovo a Landbrote Guesthouse di Kirkjubæjarklaustur – e vediamo la nostra terza aurora boreale. Che fantastico regalo!

L’ultimo giorno di viaggio prima di arrivare di nuovo a Reykjavik lo usiamo per recuperare alcune tappe fatte sotto la pioggia nei primi giorni. E così, siamo tornate al promontorio di Dyrhólaey con un meteo più favorevole, da lì siamo riuscite a vedere la spiaggia nera di Reynisfjara dall’alto e successivamente siamo tornate di nuovo in spiaggia. Sempre verso Reykjavìk facciamo uno stop a Seljalandsfoss dove finalmente siamo riuscite a passeggiare dietro la cascata, e Skògafoss, con un meraviglioso arcobaleno.
Reykjavík e i saluti finali

Tornate alla civiltà, abbiamo dedicato le ultime ore a Reykjavík. Abbiamo passeggiato sotto la particolarissima chiesa Hallgrímskirkja, ammirato i riflessi sui vetri dell’Harpa Concert Hall. Il meteo è avverso oggi così decidiamo di avvicinarci alla prossima e ultima tappa del nostro bellissimo on the road. Dormiremo a keflavìk – a circa 5 km dall’aeroporto. Così partiamo dalla capitale e ci fermiamo in due posti. Avevamo in programma di andare alle terme – a Blue Lagoon. Ma abbiamo cambiato il nostro itinerario e abbiamo scelto di vedere qualcosa di meglio delle terme. Non fraintendeteci, le terme sono sicuramente una delle cose più belle da fare in Islanda, ma noi non eravamo convinte nemmeno all’inizio del viaggio e l’ultimo giorno c’era troppo vento. Troppo freddo. Così abbiamo puntato il navigatore verso il ponte tra i due continenti, vicino a Keflavìk. E’ un ponte di 35 metri dove si può ammirare la faglia tettonica che ha staccato il continente americano dal continente europeo.
Pranzo al sacco in auto, ad Hafnir, un piccolo insediamento di pescatori – che a noi è sembrato un posto irreale. Qualche casa, una chiesa nera e nessuna persona per strada. Nulla di nulla. Per un attimo ci è sembrato di essere sul set della serie tv FROM. A questo punto è il momento di cercare la nostra casa per la notte – un bellissimo monolocale a Keflavìk – siamo uscite per vedere un po’ il paese e alla sera abbiamo cucinato un buonissimo risotto in un appartamento ricavato in un garage, super attrezzato e super pulito. Il nostro on the road si conclude con l’uscita serale in cerca dell’aurora boreale. Il cielo è coperto. Non vedremo nulla – tranne che un fortissimo bagliore all’orizzonte. Sembra di essere in un film.
Il volo di rientro a Milano e successivamente il viaggio in auto a Pisa ci ha riportate alla realtà. Ma sappiamo bene che una parte del nostro cuore è rimasta lì, tra il vento freddo, la terra nera e il ghiaccio azzurro.
Picture diary
Inserire qui le foto di questo viaggio è quasi una mission impossible. Abbiamo scattato più di 3000 foto in 10 giorni e girato oltre 300 clip video. Il lavoro di selezione è in continuo aggiornamento. Intanto mettiamo qualche scatto qui (e sono tante).
Note di viaggio
- Periodo: 1–11 ottobre, 11 giorni
- Auto: Blue Car Rental, ritirata all’arrivo
- Distanza totale: 2.235 km
- Parcheggi a pagamento (aggiornato a ottobre 2026): Þingvellir, Seljalandsfoss, Reynisfjara, Jökulsárlón, Skaftafell, Skògafoss .. in pratica il parcheggio si paga ovunque.
- Ingressi a pagamento (aggiornato a ottobre 2026): Kerið, Vestrahorn (Viking Café)
- Attività prenotate: barca anfibia a Jökulsárlón – meglio prenotare per tempo.
- Da controllare ogni mattina: applicazione road.is
- Supermercati: Bónus e Krónan
- Pernottamenti: NN Urban Guesthouse (Reykjavík), Hotel Kanslarinn (Hella), Landbrot Guesthouse (Kirkjubæjarklaustur), Arnanes Country Hotel (Höfn), Hjartarstaðir Guesthouse (Eiðar), Hotel Staðarborg (Breiðdalsvík), Guesthouse Mikael (Höfn), Hotel Travel Inn (Reykjavík)
- Quanto è costato questo viaggio? Il dettaglio lo pubblichiamo a breve!
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026












































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