Last Updated on 7 Settembre 2026 by Food&Viaggi

Chi viaggia sa che il corpo è il primo mezzo di trasporto. Prima della valigia, prima dell’itinerario, prima della lista dei ristoranti da non perdere — c’è lui, che deve reggere ore di aereo, terreni sconosciuti, temperature impossibili e zaini che pesano sempre più di quanto si pensasse.

Noi di Foodeviaggi stiamo pianificando un viaggio in Islanda a ottobre — vento, zero gradi, terreni vulcanici, camminate lunghe. E per una volta, invece di chiederci solo cosa mangiare, ci siamo chieste come arrivare preparate.

Sull’argomento abbiamo intervistato Michela Rubichi, fisioterapista e titolare di Studio Rubichi a Ponsacco, che oltre a rimetterci in piedi dopo ogni avventura è anche — lo diciamo con affetto — la persona che ci ricorda sempre che il corpo ha i suoi tempi. Anche in viaggio.


D: Michela, i tuoi pazienti ti parlano mai dei loro viaggi — nel senso fisico del termine? Cosa succede al corpo quando si viaggia?

R: Più spesso di quanto si pensi. E quasi sempre me ne parlano quando tornano, non prima di partire — che è un po’ il problema. Il corpo in viaggio lavora moltissimo, anche quando pensiamo di essere in vacanza. Ore seduti in aereo o in auto, zaini sulle spalle, ritmi di camminata che non sono quelli di tutti i giorni, letti e cuscini diversi ogni notte. È uno stress fisico reale, solo che lo chiamiamo avventura e quindi non lo percepiamo come tale. Finché non fa male.


D: C’è un tipo di viaggio che mette più a dura prova il corpo di quanto le persone si aspettino?

R: I viaggi in climi estremi, freddi in particolare. Non perché il freddo faccia male in sé — ne abbiamo già parlato — ma perché il corpo in un ambiente freddo lavora costantemente per mantenere la temperatura interna. I muscoli sono più contratti, le articolazioni meno lubrificate, i movimenti meno fluidi. E quando sopra ci aggiungi terreni difficili, vento, dislivelli, zaino in spalla — il fisico è sotto pressione su tutti i fronti contemporaneamente. Chi non arriva preparato lo sente molto, molto chiaramente.


D: Noi andremo in Islanda a ottobre — temperature vicino allo zero, vento, terreni vulcanici, camminate lunghe. Cosa ci dici?

R: Vi dico che è un viaggio meraviglioso — e che il corpo può goderselo fino in fondo se lo si prepara bene. La prima cosa a cui pensare sono le ginocchia e le caviglie: i terreni vulcanici islandesi sono irregolari e imprevedibili, e una distorsione in mezzo al nulla non è esattamente quello che si vuole. Rinforzare la muscolatura delle gambe nelle settimane prima della partenza fa una differenza enorme. La seconda cosa è il freddo sui muscoli — non sottovalutatelo. Un muscolo freddo è un muscolo rigido, e un muscolo rigido si fa male più facilmente. Riscaldatevi sempre prima di affrontare camminate impegnative, anche se vi sembra di perdere tempo. E coprite sempre collo e spalle — sono i distretti più vulnerabili all’aria fredda.


D: C’è qualcosa che si dovrebbe fare prima di partire per un viaggio fisicamente impegnativo che quasi nessuno fa?

R: Una valutazione fisioterapica pre-viaggio. Lo so, sembra una cosa da atleti professionisti — invece dovrebbe essere normale come fare il check-in. Non serve niente di complicato: capire se ci sono fragilità su cui lavorare, costruire un piccolo programma di rinforzo specifico per il tipo di viaggio che si sta pianificando, e ricevere indicazioni precise su cosa portare in valigia — non solo i farmaci, ma anche tutori, cerotti funzionali, esercizi da fare in autonomia se qualcosa si infiamma. È un’ora di tempo che può salvare una settimana di viaggio.

D: C’è un paziente che ti ha raccontato un viaggio andato storto fisicamente — ovviamente senza fare nomi — che ti è rimasto impresso?

R: Sì, e me ne vengono in mente diversi. Uno in particolare: una paziente tornata da un trekking in Norvegia con una tendinite al ginocchio che aveva ignorato per tutta la settimana. Mi ha detto “non volevo rovinare il viaggio agli altri” — e intanto camminava con un dolore che peggiorava ogni giorno. Quando è arrivata da me non riusciva quasi a scendere le scale. Ci abbiamo messo settimane per risolvere quello che, se affrontato subito, sarebbe stato un problema di pochi giorni. Il viaggio è bello quando il corpo ti segue — e il corpo ti segue quando lo ascolti.


D: Cosa metti assolutamente in valigia dal punto di vista fisioterapico? Hai una tua lista?

R: Sì, e la do volentieri. Prima di tutto un tutore elastico per la caviglia — non perché si debba usare sempre, ma perché se si distorce qualcosa in mezzo alla natura islandese è meglio averlo. Poi cerotti funzionali, quelli colorati che si vedono spesso sugli sportivi — il kinesio taping — che aiutano a scaricare articolazioni e muscoli sotto sforzo. Una fascia elastica tuttofare, leggera e versatile. E una piccola pallina da tennis — sembra buffo, ma è uno degli strumenti più utili per automassaggiare pianta del piede, polpacci e zona lombare dopo una lunga giornata di camminate. Pesa niente e fa miracoli.


D: C’è una destinazione che dal punto di vista fisioterapico consideri particolarmente impegnativa — una che direbbe “attenzione, qui il corpo lavora davvero”?

R: L’Islanda, guarda caso. Ma anche il Giappone mi è stato raccontato come una destinazione fisicamente sottovalutata — le città giapponesi si visitano camminando tantissimo, spesso su superfici durissime come il cemento e la pietra, con ritmi che arrivano facilmente ai 20-25 chilometri al giorno. I miei pazienti tornano dal Giappone con i piedi a pezzi quasi sistematicamente. E poi la montagna in generale — qualsiasi montagna — dove il dislivello in discesa è sempre il grande nemico delle ginocchia. Le destinazioni più belle sono spesso quelle che chiedono di più al corpo. Non è un motivo per non andarci — è un motivo per arrivarci preparati.


D: Il cibo influenza il corpo in viaggio? So che non è la tua specialità — ma come fisioterapista hai notato qualcosa?

R: Non è la mia specialità, è vero — ma qualcosa l’ho osservato nel tempo. I pazienti che mangiano male durante i viaggi — pasti saltati, cibo processato, poca idratazione — tendono ad avere più dolori muscolari e recuperano peggio dagli sforzi fisici. I muscoli hanno bisogno di carburante buono per funzionare bene. Le proteine per recuperare, i carboidrati per avere energia, i minerali per evitare crampi. In Islanda poi si mangia benissimo — pesce, agnello, prodotti freschi — quindi avete un vantaggio enorme. Approfittatene. Il corpo vi ringrazierà sul campo, letteralmente.


D: E quando si torna? Il corpo ha bisogno di recuperare da un viaggio impegnativo come se fosse un allenamento?

R: Esattamente come dopo un allenamento intenso — anzi, a volte di più. Il problema è che quando si torna da un viaggio bello si è mentalmente ricaricati, e questo porta a sottovalutare quello che il corpo ha passato. Invece bisognerebbe dargli qualche giorno di movimento leggero, idratazione, sonno. Se durante il viaggio è comparso qualcosa — un dolore al ginocchio, una caviglia che ha ceduto, un collo rigido che non passa — non aspettate che si sistemi da solo. Intervenire subito riduce i tempi di recupero e soprattutto evita che un problema piccolo diventi cronico. Il corpo vi ha portati in Islanda — merita un po’ di attenzione al ritorno.

Ringraziamo Michela per il suo tempo e per i preziosi consigli e .. E sì, questa volta partiremo preparate. O almeno ci proveremo.