Condividiamo questo raccondo di ANDREA blogger di Cacciatore di Orizzonti che abbiamo conosciuto attraverso la nostra intervista disponibile qui
Durante i miei viaggi, la cucina ha sempre avuto un ruolo importante. Assaggiare i piatti locali, provare lo street food, scoprire nuovi ingredienti e osservare le abitudini a tavola sono tra i modi che preferisco per conoscere un luogo.
A Bali, questa curiosità si è trasformata in una vera e propria passione. Credo di aver assaggiato praticamente di tutto: nasi campur, nasi goreng, babi guling. Dai piccoli warung con appena due posti a sedere ai ristoranti più rinomati, quando si parla di cibo, l’Isola degli Dei non ha nulla da invidiare ad altre destinazioni asiatiche.
Nella cultura balinese, il cibo non serve soltanto a sfamarsi, ma riveste anche un profondo significato spirituale. Nell’induismo balinese, infatti, le offerte alimentari rappresentano un gesto quotidiano di devozione, un modo per mantenere l’armonia tra gli esseri umani, la natura e il mondo spirituale.
Il cibo assume un valore che va oltre il nutrimento del corpo, diventando parte integrante della vita religiosa e delle tradizioni locali.
Se stai organizzando un viaggio e vuoi scoprire davvero cosa vedere a Bali, ti consiglio di non limitarti alle sole attrazioni, ma di dedicare del tempo anche alla scoperta della sua cucina. A mio avviso, uno dei modi migliori per entrare in contatto con le tradizioni e la cultura dell’isola.
I piatti più famosi della cucina balinese

Se c’è un ingrediente che non manca mai nella cucina balinese, è il riso, presente praticamente ovunque, come base di numerosi piatti o come accompagnamento.
Una piccola nota dolente, però, riguarda la varietà delle specialità tradizionali, meno ampia rispetto a quella della cucina nostrana. Durante i miei soggiorni, specialmente quelli più lunghi, mi è capitato di ritrovare spesso gli stessi piatti, seppur con variazioni negli ingredienti e nella preparazione.
Anche le abitudini alimentari sono molto diverse dalle nostre. La distinzione tra colazione, pranzo e cena è praticamente inesistente e non è insolito mangiare un nasi goreng a qualsiasi ora del giorno. Confesso che inizialmente ho faticato ad adattarmi a questi ritmi. Ero abituato a scandire la giornata intorno ai tre pasti principali, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare questa libertà. Oggi, anche quando viaggio altrove, preferisco ascoltare la fame piuttosto che guardare l’orologio.
Tra i piatti che incontrerai più spesso ci sono:
- Nasi campur: riso bianco accompagnato da piccole porzioni di verdure, carne, uova e altre specialità. Ogni warung propone la propria versione, quindi gli ingredienti possono cambiare anche parecchio.
- Babi guling: maialino arrosto insaporito con una miscela di spezie ed erbe aromatiche. È uno dei piatti simbolo della gastronomia balinese, tradizionalmente preparato in occasione di cerimonie e ricorrenze importanti.
- Ayam betutu: pollo marinato con una ricca pasta di spezie e cotto lentamente, fino a diventare particolarmente tenero e saporito. È una delle preparazioni più caratteristiche dell’isola.
- Sate lilit: spiedini di carne o pesce macinato, mescolati con cocco grattugiato e spezie. L’impasto viene modellato attorno a bastoncini di bambù o citronella e poi grigliato.
- Lawar: specialità tradizionale preparata con verdure tritate, cocco, spezie e, spesso, carne. Ne esistono numerose varianti, alcune delle quali prevedono anche l’utilizzo di sangue fresco.
- Nasi goreng e mie goreng: rispettivamente riso e noodles saltati in padella con verdure, uova e altri ingredienti. Non sono piatti esclusivamente balinesi, ma due grandi classici della cucina indonesiana, diffusissimi anche sull’isola.
Il mio consiglio? Inizia dal nasi campur, così dai assaggiare diverse specialità in un unico piatto. Fai attenzione, però, al sambal, la salsa a base di peperoncino che accompagna molte preparazioni: può essere decisamente piccante, quindi, se non sei abituato, chiedi di servirla a parte.
I warung: il cuore della cucina quotidiana

Quando sono sull’isola e la fame comincia a farsi sentire, uno dei primi dettagli che osservo è la quantità di scarpe lasciate fuori dall’ingresso di un warung. Se ce ne sono tante per me è già un buon segno.
I warung, per chi non lo sapesse, sono piccoli locali a conduzione familiare, molto diffusi in Indonesia. Alcuni dispongono di una cucina attrezzata e diversi tavoli, altri sono poco più di un angolo ricavato nel giardino di casa, con qualche sedia e poche pietanze preparate ogni giorno. Proprio in questi posti, spesso senza grandi pretese, ho mangiato alcuni dei piatti migliori dei miei viaggi.
Negli ultimi anni, però, il termine warung è diventato anche un richiamo turistico. Capita di trovare ristoranti moderni, con cucina internazionale e prezzi tutt’altro che popolari, che utilizzano questa parola nell’insegna. Nulla di male, naturalmente, ma il nome da solo non è garanzia di autenticità.
Il mio consiglio è di osservare chi frequenta il locale, dare un’occhiata alle pietanze disponibili e non lasciarti scoraggiare da un ambiente spartano.
Street food, mercati e sapori di strada

Tra tutti i Paesi asiatici che ho visitato, lo street food di Bali rimane uno dei miei preferiti. Adoro passeggiare tra le bancarelle, osservare le persone mentre cucinano e lasciarmi incuriosire dai profumi che arrivano dalle griglie e dalle piccole cucine improvvisate.
Il cibo di strada è parte della quotidianità dell’isola. Nei mercati tradizionali e lungo le strade si trovano spiedini alla griglia, piatti di riso, snack e dolci locali. Tra i miei preferiti ci sono i pisang goreng, banane fritte dalla pastella croccante, e i klepon, morbide palline di riso glutinoso ripiene di zucchero di palma e ricoperte di cocco grattugiato.
Non mancano la frutta tropicale, spesso venduta già tagliata, e bevande fresche come l’acqua di cocco o i succhi preparati al momento.
Un consiglio, però: presta attenzione all’igiene. Personalmente preferisco le bancarelle più frequentate, dove il cibo viene preparato sul momento, evitando gli alimenti lasciati a lungo esposti al caldo.
La semplicità che conquista
Se c’è una cosa che ho imparato a Bali, è che non servono ingredienti ricercati o preparazioni elaborate per mangiare bene.
Un po’ come la nostra pasta al pomodoro: una ricetta semplice alla portata di tutti, eppure uno dei piatti più conosciuti e apprezzati della cucina italiana. A renderla speciale non è la complessità della ricetta, ma il risultato che si riesce a ottenere con così poco.
A Bali vale lo stesso principio: riso, verdure, carne sono protagonisti di una cucina che riesce a sorprendere senza ricorrere a preparazioni particolarmente sofisticate.
Mi piace pensare che, nonostante le differenze tra la gastronomia italiana e quella balinese, entrambe condividano il piacere delle cose semplici, di quei piatti che non hanno bisogno di grandi presentazioni per essere apprezzati.
Quando ripenso ai sapori dell’isola, infatti, mi tornano in mente soprattutto quei pasti senza troppe pretese, gustati con piacere e che avrei volentieri ripetuto il giorno successivo.




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